Conosci qualcuno che lo ha scelto per i propri figli come alternativa al classico percorso scolastico e non fa che vantarne i vantaggi e, proprio per questo, ne sei incuriosito? Ecco tre domande e risposte sull’home schooling, una soluzione sempre più in voga anche tra le famiglie italiane e che consiste semplificando molto nel provvedere in autonomia alla formazione dei propri bambini o ragazzi.

Home schooling e istruzione parentale in Italia: tutto quello che c’è da sapere

Partiamo da quello che è, forse, il dubbio più comune sull’home schooling: è legale in Italia? La risposta in breve è sì e a legittimare l’educazione parentale nel nostro Paese è in primis la Costituzione – oltre che una serie di circolari ministeriali ad hoc venute dopo – quando parla di un dovere in capo ai genitori prima di tutto di provvedere all’educazione dei figli. Bambini e ragazzi che hanno studiato a casa non potranno, di conseguenza, essere soggetti a un trattamento diverso, nell’accesso all’università o al mondo del lavoro per esempio, rispetto a chi ha studiato sui tradizionali banchi di scuola.

La risposta alla domanda come funziona l’home schooling in Italia? può aiutare a capire meglio perché. Le famiglie che intendono ricorrere all’educazione parentale ne devono fare richiesta al momento del rinnovo dell’iscrizione a ogni anno scolastico (e cioè in genere entro il 28 gennaio di ogni anno), inviando a una scuola del territorio apposita domanda. Una volta che l’ultima viene accettata, provvedono in autonomia a organizzare occasioni e momenti formativi per il bambino o il ragazzo e ne seguono lo studio. Entro la fine di ogni anno scolastico, infatti, lo stesso dovrà sostenere un esame di idoneità volto a verificare che conoscenze, saperi e abilità sviluppate grazie all’home schooling siano in linea con quelli previste da tabelle e piani ministeriali e pari a quelli dei coetanei.

È per questo, per altro, che per evitare brutte sorprese alle famiglie a fine anno, al momento in cui viene effettuata domanda per l’home schooling, è richiesto di presentare una sorta di piano delle attività didattiche che si intendono svolgere. Possono essere attività organizzate in autonomia in casa ed è una scelta comune soprattutto per i bambini più piccoli, della scuola primaria. Man mano che l’età e il grado di istruzione crescono le attività formative diventano spesso attività formative organizzate con il supporto di tutori o insegnanti privati. In Italia è prevista, però, anche la possibilità dell’educazione parentale online e, cioè, di ricorrere a scuole e istituti online quando si sia optato per l’istruzione parentale dei propri figli. Se la domanda è se sono solo i genitori a potersi occupare di home schooling in Italia, infatti, la risposta è no e una visione dell’ultimo come semplice scuola a casa è certamente riduttiva: per previsione di legge i genitori – o chi ne fa le veci – devono solo garantire di avere i mezzi personali e/o economici per provvedere autonomamente all’educazione dei figli, non anche occuparsene personalmente per tutta la durata dell’home schooling.